Il Museo Guggenheim di Bilbao, il grande fiore dai petali di titanio di Frank O.Gehry

Il Museo Guggenheim di Bilbao, il grande fiore dai petali di titanio di Frank O.Gehry

Il Museo Guggenheim di Bilbao, noto nel mondo per le sue complesse forme a incastro, è il monumento più celebrato dell’architetto canadese Frank Owen Gehry. Nella sua lunga carriera, Gehry ha realizzato centinaia di edifici sperimentando forme e materie, conquistandosi un posto di rilievo nell’Olimpo dell’architettura.

Il museo di Bilbao, inaugurato dal Re di Spagna in persona, è stato terminato nel 1997 dopo solo 4 anni di lavori. Philip Johnson, uno dei più grandi architetti del secolo scorso, lo ha definito “il più grande monumento di un’intera generazione di architetti”. Da allora rappresenta un punto di riferimento nella storia dell’architettura museale contemporanea, e la sua immagine “scolpita” perfettamente integrata con il panorama circostante – l’ansa del fiume Nerviòn, lo scorcio della città, le sopraelevate, il laghetto artificiale – incarna la piena armonia tra modernità e quotidianità del vivere. Nella concezione della struttura del museo, si è detto che Gehry si sia ispirato all’architettura interna dell’organismo dei fiori, e che il Guggenheim di Bilbao richiami proprio la geometria dei petali. Grazie ad uno studio dell’Università di Trento, che rende conto nel dettaglio dei materiali usati nella costruzione, risalta anche il grande portato innovativo dell’edificio rispetto all’impiego di tecnologie che derivano dall’ingegneria aerospaziale e militare. Scopriamo così che il museo della città basca è il risultato di un’impresa titanica nel vero senso del termine. Oltre 60 milioni di tonnellate di titanio sono infatti state impiegate per la sua costruzione, in particolare per la copertura, ossia 42.875 pannelli rettangolari 61x122 cm, temprati e decapati, dello spessore di 0,3 mm ciascuno. Ce ne sono voluti circa 33.000 per rivestire la superficie esterna del museo, di quasi 32.000 metri quadrati, alla quale contribuiscono anche 2.500 lastre di cristallo termico e 27.000 lastre di pietra calcarea dalle cave di Granada. La storia di questo minerale, già da sola, si presta a rappresentare la complessità di questo grande cantiere. Estratto in Australia, il titanio è stato trasferito in Francia per la fusione, poi laminato a Pittsburgh, passato per la Gran Bretagna e infine Milano, dove è stato assemblato secondo le indicazioni di Gehry. La progettazione del museo, delle sue forme mosse e dei suoi tetti spericolati, è in gran parte ricollegabile proprio alle caratteristiche di flessibilità e resistenza del materiale, ed al software della NASA che ne consentito un utilizzo al massimo delle sue prestazioni fisiche. A detta dello stesso Gehry, questa disponibilità di tecnologia computeristica avanzata avrebbe anche consentito grandi risparmi di realizzazione, evitando in particolare lo spreco di materiali. L’interno del museo, rispetto alla complessità dei volumi esterni, è più chiaro e neutro per permettere di godere delle opere d’arte senza affollamenti visivi. Le gallerie partono dall’atrio, e si snodano grazie ad un sistema di passarelle sospese, ascensori trasparenti e scale, guidando i visitatori negli oltre 10.000 mq di superficie destinati alla mostra permanente e agli altri eventi a rotazione. Grandi finestrone in cristallo termico, consentendo ampi scorci di luce, aiutano ulteriormente a fruire delle esposizioni del museo. Alcuni spazi espositivi, ad esempio la sala dedicata a Robert Serra, lunga 170 metri e alta 24, sono stati pensati in funzione delle opere a cui erano destinati. Nel complesso, è certamente molto difficile descrivere un’opera di estetica e di ingegno di questa portata, farla vivere attraverso le parole, i dati, le storie e gli aneddoti legati alla sua costruzione. Lo hanno pensato anche i film-makers Ila Bêka e Louise Lemoine, che hanno messo il museo di Gehry a Bilbao al centro del loro terzo progetto di Living Architectures. Dopo aver raccontato la casa progettata da Rem Khoolaas a Bordeaux attraverso gli occhi della domestica, conoscitrice di ogni dettaglio, Bêka&Lemoine hanno affidato il museo basco alla squadra di addetti alle pulizie di pareti e vetrate, un gruppo di veri e propri scalatori professionisti che giornalmente compie acrobazie in sospensione sopra opere e visitatori. Nel filmato, per quasi un’ora, è possibile vivere l’esperienza del museo, delle sue forme fluide e curvilinee, dal punto di vista di questi coraggiosi operai specializzati che fanno parte anche loro, a questo punto, dell’invidiabile marchio del Museo Guggenheim di Bilbao.

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